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La Strada Romana (Sec. II)

I Romani dopo aver conquistato l'Ossola, verso la fine del 1° secolo a. C. la fornirono di mulattiere costruite sulle pendici dei monti della piana del Toce e nelle valli che ad essa convergono. Preferirono i percorsi a mezza quota per evitare i pericolosi greti dei torrenti soggetti a frequenti e rovinose piene.
Le mulattiere romane ossolane, non hanno eguali in altri luoghi, infatti la facile reperibilità in loco della beola, ha fatto sì che il lastricato fosse costituito proprio da grosse lastre di questo materiale, disposte trasversalmente per tutta la larghezza della strada. Un'altra peculiarità è la sporgenza di circa 10 cm. che tali lastre presentano sui sottostanti muretti di sostegno (eseguiti in pietra a secco) per impedire che il dilavamento delle piogge torrenziali li danneggiasse.
Un'epigrafe latina scolpita nella roccia nei pressi di Vogogna, ci conferma resistenza della strada romana, poiché riporta la data 196 d. C. ed il nome di due consoli: CAIO DOMIZIO DEXTRO e PUBLIO FUSCO. Poco più a nord della lapide, sopra la galleria della Masane, è ben visibile un tratto di strada romana della lunghezza di circa 20 m. Proseguendo in direzione nord, fra l'abitato di Cuzzego e la stazione di Beura, esiste un altro tratto lastricato lungo circa 500 m. ed interrotto dalla mancanza di un polite. La strada e intagliata quasi completamente nella roccia ed in questo tratto corre a circa 100 m. sopra il piano del Tocc.
Tale sentiero largo in alcuni punti circa 3 m. era denominalo "scupela" nel dialetto locale, mentre i margini del percorso erano detti "scupei". Il termine deriva mollo probabilmente dal Latino "scopulus" che significa "scoglio" e ciò ci fa pensare clic in tempi lontani il piano fosse lambito da acque paludose.
Il tratto di strada che si trova immediatamente prima della stazione ferroviaria di Beura, (procedendo in direz. nord) è stato completamente rivestito di cemento per permettere l'ancoraggio di una robusta rete di proiezione sovrastante l'imbocco della galleria.
(Chissà se non si poteva trovare una soluzione meno distruttiva?) Il reslo della mulattiera che in alcuni punti o Formata da lastroni di dimensioni notevoli, è in stato di completo abbandono, infestata da cespugli o addirittura franata nel sottostante pendio. Un altro breve tratto di circa 30 m. e visibile a nord di Cosasca proprio sulla curva vicino alla quale lavora uno scalpellino.
Con molta probabilità la strada giungeva da Mergozzo, raggiungeva Cuzzago, Premosello poi Vogogna. Passando infine per Cuzzego, Cardezza e Beura, si dirigeva verso "l'Oppidum domese" da cui proseguiva verso nord. Altri tratti rinvenuti a Montecrestese, Oira, Baceno e Croveo, ci fanno presumere che attraverso il Devero, tale percorso raggiungesse il paese di Binn in Svizzera, dopo aver superato il passo dell'Arbola (m. 2409) dove peraltro esiste ancora un lungo tratto di mulattiera. E da qui verso il nord Europa.


Tratto da:
OLTRE L'ANTICA SOGLIA - Beura tra storia e leggenda
Edizioni Casarosa





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