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Il Sentiero

immagine ingrandita Alpe Corte - 1609 mt. (apre in nuova finestra) Il sentiero che saliva all'Alpe Marzone dalla ridente terrazza che accoglie i numerosi nuclei della frazione di Cardezza è ormai abbandonato, sostituito da una sterrata che, con numerosi tornanti, raggiunge il dosso dell'A. Marzone, splendido punto panoramico sulla piana di Domodossola e sulle montagne che la contornano.
La sterrata prosegue ancora, ma è preferibile seguire il sentiero che si innalza verticalmente lungo il crinale di una spalla boscata che discende dal P.zo Colla Bassa, sino a raggiungere l'A. Coriesco. Il sentiero continua seguendo fedelmente il crinale boscato sino all' A. Giogh, due rustici al sommo di una breve radura. Ancora inesorabilmente in salita e, finalmente, al Pianezz dul Giogh, poco sotto la vetta della Colla Bassa, il sentiero si adagia e si trasforma in una bella mulattiera che segue fedelmente la curva di livello.
Sostenuta da qualche impalcatura in tronchi nei tratti più ripidi, la mulattiera entra ed esce in un paio di fornali e finalmente raggiunge l'ampia conca dell'Alpe Corte. Dall'alpeggio si vede il lungo crinale che, dal P.zo della Rossola, per Cima Saler, raggiunge il P.zo delle Pecore; poco prima di questo due ripetitori a specchio turbano il profilo del crinale, ma sono un ottimo punto di riferimento.
Ci si dirige per tracce di sentiero, senza percorso obbligato, alla depressione a sinistra dei ripetitori e, con qualche attenzione su una breve piodata, si raggiunge lo spartiacque e, seguendolo, si sale alla vetta del P.zo delle Pecore, Da qui si può proseguire in discesa lungo gli itinerari delle Valle del Rio La Cima e la sella della Colla Bassa. Dal Curt d'zora partiva una mulattiera che portava all'A. Quagiui, in Valgrande. Costeggiando il valloncello che sale alla selletta erbosa che guarda verso la conca dell'A. Ogiiana, alcuni scheletri di larici carbonizzati dal fulmine punteggiano il varco.
Un traverso, un tempo adatto alle bovine, taglia la testa dell'A. Ogiiana, restando sempre al piede della possente parete nord della Cima della Rossola, raggiunge la bocchetta seghettata dove, nel XVI - XVII secolo, gli alpigiani avevano eretto una possente scalinata a secco.


L'Alpe

immagine ingrandita Alpe Corte - Un 'patriarca' secolare (apre in nuova finestra) Il Curt d'zora, che è anche noto come Curt grand, è un consistente corpo di rustici, alcuni dei quali ripristinati. Affacciato sulla piana dell'Ossola superiore, ci lascia subito intuire che questa conca apparteneva alle comunità di Cuzzego e Cardezza. Al centro del nucleo una cappelletta ha pazientemente ascoltato per anni le preghiere, i timori e le speranze degli alpigiani.
Una stalla è stata restaurata e sistemata a porticato per il ricovero delle manze. A valle dello stallone, anch'esso restaurato di recente, una fìtta macchia di larici nasconde la desolante visione della selva di ortiche e lamponi che ha invaso i resti del Curt d'zott, ormai in completo abbandono. Nella stagione estiva alle due Corti convenivano una trentina di alpigiani di Cuzzego e Cardezza con circa 250 mucche, 400 capre e 30 maiali. Gli ultimi del Curt grand sono stati:

  • Zaccaria Falcioni, Albino Bisogni e Eugenio Falcioni, sino alla stagione 1963. Zaccaria salì all'alpe per la prima volta infilato come un capretto dentro una civera (aveva solo cinque mesi); vi tornò con le sue gambe per altri sessant'anni.
  • Nel 1972 e 73 è stato monticato da Renzo Giacomini di Migiandone con 30 bovine, 15 capre, 3 maiali ed un asino. Alpigiano non certo assistito dalla fortuna, si vide uccise da un fulmine le poche capre, mentre l'asino, nei pressi della Colla Bassa, perse l'equilibrio e precipitò rovinosamente per il ripidissimo pendio, scomparendo alla vista. Un paio di giorni dopo la fortuna si tolse la benda dagli occhi ed aiutò il povero Giacomini, che ne aveva tanto bisogno, facendogli ritrovare vivo il povero somaro.
Buona parte del pascolo si presenta verde e produttiva, perché tuttora caricata da manzette lasciate allo stato brado, ed i rustici sono in buone condizioni, ma lo stallone, ristrutturato e mai sfruttato, i fiori rinsecchiti della cappelletta restaurata, i1 silenzio appena turbato da pochi campanacci, ci dicono che anche quest'alpeggio sta vivendo 1e sue u1time stagioni. Resteranno le incisioni sui massi del Curt d'zora a testimoniare ai futuri archeologi che anche qui vivevano gli uomini della montagna.


Curiosità

Giogh, o giogo in Italiano, in toponomastica alpina indica una insellatura o un valico Inciso nei crinale, come nel caso della depressione che precede la vetta della Colla Bassa. I diversi Colle dei Giovi, Passo del Gavia, Passo del Cavia, sono esempi delle varianti che ha subito il già conosciuto gab, gav, che estende il significato di sola a quello di incassatura.
Diverse rampe (si riconoscono ancora gli appoggi per le piede della scala) permettevano di superare il dislivello e di proseguire in discesa verso i Quaglili, il Fornale, l'Oro delle Giavine, tutti alpeggi di proprietà di Beura. I Cardisela, però, avevano bisogno di denaro per costruire il campanile, così vendettero agli alpigiani di Premosello e Colloro l'intero alpeggio del Fornale ed i rustici dei Quagiui. A beneficio delle casse comunali di Beura rimase solo l'affitto dei pascoli.
Siccome i cluran potevano salire a questi alpeggi per la B.ta dell'Usciolo, l'accesso alla Val Gabbio dal Curt d'zora perse d'importanza e la scala della B.ta di Ogiiana, divenuta ormai inutile, andò in rovina.


Tratto da:
Genti e luoghi di Valgrande di Daniele Barbaglia e Renato Cresta
Alberti Libraio Editore - Verbania (2002)

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