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Il Sentiero

immagine ingrandita Alpe Ogliana 1550 mt. (apre in nuova finestra) Alle spalle del Municipio di Beura inizia una bella mulattiera, ben lastricata, che si dirige rapidamente verso Cresta e prosegue in salita sino all'ombroso nucleo di Bissoggio. Poco oltre, superato un piccolo riale, si adagia e prosegue, quasi pianeggiante, in un folto bosco di latifoglie, parallelamente al Rio delle Rovine che scorre profondamente incassato nel vallone.
Superati due nuclei di rustici, scende ad attraversare il R. delle Rovine e, in parte invasa dalla vegetazione, sale diagonalmente nel bosco fino a raggiungere i rustici dell'Alpe Solia di fuori e, poco oltre, anche Solia di dentro.
Ancora quasi pianeggianti, le tracce di quella che doveva essere una bella mulattiera costeggiano ora l'Ogliana di Pozzolo, superano i resti dell'A. Arvoria, monticata sino al 1960, e dell'A. Flacera, altro antico alpeggio (secolo XVIII), abbandonato nel 1945.
Scendono quindi (ancora qualche difficoltà) a guadare l'Ogliana e, sempre in diagonale, aggirano una dorsale, superano per alto il corposo alpeggio di Montusa e, con una serie di stretti tornanti, raggiungono i resti dell'Alpe Mancino di sotto.


L'Alpe

Una consistente serie di rustici, malandati, lascia comprendere che si doveva trattare di un alpeggio di una certa importanza.

  • Stefano Falcioni, detto Stevi d'Angezz, di Cuzzego, proprietario di metà dei rustici, ha caricato l'alpe sino a1 1962 con 20 mucche, 60/70 capre (comprese quelle date a scaven, cioè a latte, dai pastori di Rovegro. Una colonia di ben 15 maiali completava il censimento degli abitanti dell'alpe. Nel 2001, su finanziamento dell'Ente Parco, vengono terminati i lavori di ripristino di un rustico che diventerà punto d'appoggio per gli escursionisti che desiderano muoversi lungo l'itinerario Cardezza - Marzone - Alpe Selvanegra - Alpe Motta - Alpe Ogìiana - B.ta del Fornaio - Scale di Ogtiana, oppure Alpe Corte di sopra - Prato della Leccia - Alpe Ogliana.


Curiosità

Due alpeggi risalenti al XVII secolo, poveri di pascoli e quindi utilizzati come tappe di transumanza verso pascoli più produttivi. Qualche resto di strutture in pietra fa supporre che qui vi fosse una macina, ipotesi che, più a valle, sembra trovare conferma nella presenza di una ruota di macina immersa nelle acque del Rio delle Rovine.
Ma cosa si poteva macinare? Probabilmente noci e castagne di questi boschi, per farne l'olio e la farina dei poveri. Interessanti le incisioni cruciformi all'Alpe Sulla dentro, risalenti probabilmente al XIV o XV secolo.


Tratto da:
Genti e luoghi di Valgrande di Daniele Barbaglia e Renato Cresta
Alberti Libraio Editore - Verbania (2002)

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